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RICOSTRUZIONE STORICA
Il G8 del 2001 e la comunità ecclesiale
Scarica immagine2001-07-19A22 Scontri G8 di Genova

Nei giorni scorsi ricorreva l'anniversario del G8 di Genova di 25 anni fa. Ne offriamo una ricostruzione dal versante ecclesiale, tratta da uno scritto del prete genovese (per adozione) Paolo Farinella.

Nell'anniversario del 25° del famigerato G8 di Genova del 2001, la chiesa locale ha celebrato «per conto suo», nella chiesa dei Francescani, a Sant'Antonio di Boccadasse, con un digiuno, in memoria di quello della Chiesa di allora, guidata dal card. Dionigi Tettamanzi. Due digiuni senza continuità, ma in piena discontinuità, due digiuni opposti: quello di Tettamanzi «profetico», quello di oggi «rituale».

Nei giorni «della violenza di Stato», tornai apposta da Gerusalemme e, per prima cosa, andai a trovare il card. Dionigi Tettamanzi. Lo trovai molto arrabbiato e combattuto. Il centro storico di Genova, cattedrale compresa, era prigioniera, sequestrata da Politica e Polizia e al cardinale volevano impedire di «compiere il gesto liturgico» di una processione orante per le vie adiacenti la cattedrale. La scusa per proibirla fu: «per motivi di ordine pubblico».

Il vescovo Dionigi sapeva che a Genova si stava preordinando, da parte del governo (Berlusconi/Fini), la prova di forza per misurare fino a che punto il «senso democratico» della Genova «Medaglia d'oro della Resistenza» e della Genova che «nel 1960 fece cadere il governo Tambroni», potesse spingersi.

Se Genova fosse stata «malleabile», tutta l'Italia sarebbe stata «occupabile», senza colpo ferire. Il cardinale mi disse che «Genova doveva esserci e non doveva apparire appiattita sulla linea del governo, memore anche della splendida figura del mio predecessore, il [gesuita] card. Pietro Boetto», mite, disarmato, ma fermo e indomito, che, nel 1938, difese Genova e la Chiesa e la loro indipendenza.

Nei giorni e mesi precedenti, il card. Dionigi Tettamanzi informò il governo che avrebbe convocato preti, frati, suore e laici a sfilare con lui per le vie della città, raggiungendo le barriere di ferro fino a Piazza Dante/Porta Soprana e «facendo vedere al mondo il ghetto», in cui Genova era stata rinchiusa come prova di sospensione della Costituzione e della Democrazia. Prefettura e governo temettero uno sfacelo d'immagine e - si disse, anche per intervento riservato del presidente Ciampi - il cardinale desistette dal suo proposito, che avrebbe potuto scatenare reazioni imprevedibili, dato il clima di guerra, ormai in corso. Accettò di convogliare ogni manifestazione, il 7 luglio 2001, al Teatro Carlo Felice, «il G8 della voce dei poveri» che poterono gridare davanti ai responsabili della disfatta del mondo, la «centralità» dei poveri e bisognosi come motore della storia. Fu la globalizzazione al contrario, forte di quanto, un anno prima, per il giubileo del secondo millennio, aveva detto Giovanni Paolo II ai giovani del mondo, riuniti a Tor Vergata: «non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro».

Tettamanzi e i Giovani migliori d'Italia e del mondo gridarono e invocarono «la globalizzazione per l'uomo e non l'uomo per la globalizzazione», accompagnato dall'urlo di scegliere la «sobrietà» come strumento politico (molti anni dopo, il grido sarebbe stato accolto da Enrico Berliguer con il primato politico dell'«austerità» come metodo economico, esemplare in un mondo consumistico. Un comunista di puro spirito evangelico, ma anche il riscatto del «profeta laico», Pier Paolo Pasolini.

A Genova, la morte di Carlo Giuliani sgonfiò le velleità del governo italiano, costringendo il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi ad apparire in TV come garanzia per lo Stato democratico. La scena penosa fu che, contrariamente al protocollo, accanto a Ciampi volle, ad ogni costo, apparire anche la maschera di Berlusconi, che se fosse rimasto solo, sarebbe affondato. Ancora una volta, il pregiudicato sfruttò la situazione a suo vantaggio. Come sempre.

Fu in quel contesto generale «antidemocratico» che il card. Tettamanzi, a nome dei gruppi missionari, religiosi e gruppi di base, convocò, in «segno penitenziale», a Boccadasse, un G8 alternativo (20-21 luglio 2001): un digiuno non per isolarsi, ma come contro-testimonianza alla «politichetta» del potere. Fu un gesto potente, silente, «disarmato e disarmante» che fu forza per i Genovesi e le Genovesi «democratici», credenti e no, che si opposero alle mire berlusconiane che fondarono, allora e non oggi, le basi di uno Stato fascista, di cui stiamo sperimentando le ridicole conseguenze illiberali dei pronipoti.

A distanza di 25 anni, tornando a Boccadasse, il 24 luglio 2026 per la celebrazione di una «Messa solenne», ha messo in evidenza l'isolamento di una chiesa «funzionale», buona per «ogni stagione», col rischio di perdere ogni contatto con la «profezia», ma, in compenso, di essere coccolata dal potere di turno che «non percuote il dorso ma accarezza il ventre, non ci confisca i beni per la vita, ma ci arricchisce per la morte, non ci sospinge col carcere verso la libertà, ma ci riempie di incarichi nella sua reggia per la servitù» (cf Ilario di Poitiers [315 ca.-367], Contro l'imperatore Costanzo, 5 [PL 10,478-504]).

Finché la chiesa locale si chiude a Boccadasse, lontana dagli occhi e dal cuore… ponti d'oro, perché non sarà mai un pericolo per il mondo né potrà vantare nemmeno il profumo di uno scampolo di martirio: è solo la chiesa «in prima fila» nelle inaugurazioni ufficiali, arruolata per protocollo, alle «Autorità Civili, Religiose e Militari». Ho detto tutto.

Paolo Farinella, prete
teologo e biblista 

 

 

 

[Questa notizia è stata pubblicata il 28/7/2026]
Immagine: Wikimedia Commons.


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