29/07/2026-Articoli
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L'EMERGENZA
Quando una donna dorme in strada...

Anche questa notte, a Trento, alcune donne dormiranno all'addiaccio.
Non a causa di un evento imprevedibile, ma perché i posti nell'accoglienza a bassa soglia sono insufficienti e nessuna istituzione, tra Provincia autonoma di Trento e Comune di Trento, si assume la responsabilità di colmare questa mancanza: una dinamica che si ripete da settimane, con una regolarità che non può più essere ignorata.
Quando una donna dorme in strada, non siamo mai di fronte a una semplice carenza di posti letto. Siamo di fronte a una scelta politica. Una società si misura dal modo in cui tratta chi vive nella condizione di maggiore vulnerabilità: non quando tutto funziona, non quando i diritti vengono proclamati nei documenti istituzionali o evocati nelle dichiarazioni pubbliche, ma quando garantirli richiede decisioni concrete, anche scomode. Oggi, in Trentino, quella decisione non viene assunta.
Il dibattito pubblico continua a rifugiarsi nei numeri: quanti posti disponibili, quante domande inevase, quante risorse necessarie. Ma dietro ogni numero si nasconde una scelta. Ogni posto che non viene attivato produce una conseguenza precisa: qualcuna resterà esclusa. Non è un destino inevitabile, né l'effetto imprevisto di una crisi improvvisa. È il risultato di atti amministrativi e di indirizzi politici ben identificabili. La riduzione dei posti al termine dell'emergenza freddo è stata una decisione. Il rimpallo di competenze tra Provincia e Comune è una decisione. Il silenzio istituzionale che accompagna tutto questo è, a sua volta, una decisione.
Nel rimpallo di competenze tra Provincia e Comune, a rimanere senza risposta sono le donne: mentre le istituzioni si scaricano la responsabilità, sono loro a restare fuori dall'accoglienza e a dormire in strada. Ed è qui che il nodo diventa ineludibile: una Provincia autonoma che dispone di risorse economiche e amministrative tra le più consistenti del Paese non può presentare come inevitabile il fatto di lasciare donne in strada. Non si tratta di impossibilità. Si tratta di una precisa gerarchia di priorità.
Questa non è una denuncia estemporanea. Da anni segnaliamo questa situazione insieme alle donne coinvolte, raccogliendone le istanze e portandole con continuità all'attenzione della PAT e del Comune di Trento, affinché si assumano la responsabilità politica di quanto accade. Nel frattempo, la situazione persiste, e il silenzio istituzionale rischia di trasformare un'ingiustizia evidente in una prassi accettata.
Una società democratica non può abituarsi all'idea che alcune persone siano sacrificabili, né può accettare che la vulnerabilità diventi la condizione che, di fatto, legittima la sospensione dei diritti fondamentali. Non chiediamo compassione.
Chiediamo assunzione di responsabilità a tutte le istituzioni, compresi anche altri enti territoriali coinvolti, perché la concentrazione dei servizi nel capoluogo e l'invio di persone da altri territori rendono evidente che questa è una responsabilità condivisa e che nessuna donna deve essere lasciata fuori dall'accoglienza e costretta a dormire in strada.
Assemblea Antirazzista
Coordinamento Donne ANPI
Sportello Casa per Tutt*
OIVD - Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne
Comunità di San Francesco Saverio
[Questa notizia è stata pubblicata il 29/7/2026]
Foto: Facebook
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