
Ha preso avvio a Trento il percorso di formazione dal titolo: "Per una pace possibile", promosso da Azione cattolica e Scuola diocesana di formazione teologica. Il primo dei 4 incontri previsti si è svolto il 20 gennaio 2026 ed era intitolato: "Artigiani di pace". Nella sala del Vigilianum era presente una trentina di persone, tra cui pochissimi giovani. Altre persone partecipavano in collegamento da remoto.
Si è trattato di una tavola rotonda che ha presentato le esperienze di chi, sul territorio, lavora quotidianamente per la promozione della pace e dei diritti umani.
Dopo il saluto della presidente dell'AC, Fabiola Andrighettoni, il moderatore, Diego Andreatta, direttore di Vita trentina, ha dato avvio all'incontro, spiegando che nell'economia del percorso si è voluto presentare prima le esperienze pratiche lasciando la "teoria" agli incontri successivi.
Il primo ad intervenire è stato Antonio Trombetta, presidente di Forum pace, che ha spiegato cos'è questo organismo, facendone la storia dalla sua fondazione nel 1991. La sua istituzione (per legge provinciale) è stata voluta per rispondere all'esigenza di occuparsi della pace, in un periodo tormentato (guerra nella ex Jugoslavia e in Iraq).
Oggi la pace nel mondo non sta meglio, anzi! Per questo è ancor più necessario impegnarsi per costruire la pace, non facendo gli eroi ma attivandosi ciascuno nel proprio “micromondo".
Una peculiarità de Forum è quella di mettere insieme la società civile (ne fanno parte 78 associazioni) con la parte istituzionale (gli organi politici della Provincia), facendoli dialogare e collaborare.
Ha poi illustrato l'attività del Forum, con la sensibilizzazione e la formazione rivolta agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, la comunicazione (strumento essenziale per sensibilizzare e coordinare), la promozione di eventi. Il ruolo del Forum è attivare, favorire, sostenere l'azione delle diverse associazioni.
Il secondo intervento è questo quello dell'associazione "C'è campo" di Trento. Stefania Moser e Mara Tomasi hanno spiegato che l'attività è rivolta a giovani tra 15 e 29 anni, cui viene proposto un periodo di permanenza presso le missioni in paesi svantaggiati. L'obiettivo è quello di portare a fare esperienze forti, che aprano la mente ed il cuore, facendo scoprire l'alterità delle culture, delle società, delle persone.
È toccato poi a tre insegnanti il compito di mostrare il metodo “Rondine”, applicato nelle loro scuole.
Federica Miori, del liceo Sophie Scholl, ha ripercorso la storia di "Rondine, cittadella della pace", un borgo vicino Arezzo dove Franco Vaccari ha stabilito un luogo dove giovani universitari provenienti da paesi in guerra tra loro potessero vivere insieme e trovare nella quotidianità la composizione del conflitto. Dal 2015 è possibile frequentare il 4° anno delle scuole superiori per ragazzi e ragazze italiani/e facendo un'esperienza non solo di studio ma anche di lavoro sul sé. Dal 2020 il metodo viene sperimentato nelle scuole di varie parti d'Italia: le sezioni fuori Rondine sono attualmente 33, di cui due in Trentino. Riguardano le classi del triennio.
Roberta dalla Betta, tutor della sezione Rondine presso il liceo Sophie Scholl, ha illustrato i principi didattici e le modalità operative dell'esperienza.
Infine Alberto Conci, insegnante al Liceo Da Vinci, ha spiegato che nella sua scuola si lavora con questo metodo già dalla prima classe. Ha quindi posto due elementi di valutazione. Da un lato l'importanza del dialogo e del protagonismo dei/delle giovani, quasi sempre negato da una scuola molto verticistica. Dall'altro la capacità di fare piccoli passi, uno alla volta, sapendosi accontentare anche di piccoli risultati.
Il dibattito con i presenti ha consentito di chiarire alcuni punti specifici. Per quanto riguarda ForumPace è stato chiesto delle recenti polemiche sollevate dopo un comunicato sul Venezuela. Il presidente Trombetta ha spiegato di avere vissuto con serenità i momenti più convulsi, basandosi sull'esigenza di rimanere fedeli a se stessi: il Forum promuove la pace, quindi è contro ogni forma di violenza, da qualunque parte arrivi. A volte è bene che si generino polemiche (anche se non cercate né volute) perché si possono confrontare punti di vista diversi e ci si può reciprocamente chiarire. Resta il fatto che il Forum ha fatto da sempre la scelta della vita e della pace.
Il prossimo appuntamento previso per martedì 27 gennaio 2026. Lo sguardo si allarga al contesto internazionale con l'incontro “Dopo la guerra. Strade per ricominciare“, con Raffaele Crocco, giornalista, direttore dell'Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo e di Unimondo. Un'occasione per interrogarsi su cosa significhi davvero “ricominciare” dopo un conflitto: tra ricostruzione materiale, ferite sociali e memoria, senza scorciatoie né semplificazioni.
[Questa notizia è stata pubblicata il 21/1/2026]
Foto: Archivio Forum trentino per la pace e i diritti umani
Autore
GG