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SI È CAMMINATO IN TRE LOCALITÀ DIVERSE
In Trentino una fiaccola per la giustizia e la memoria
Scarica immagine2026-01-30E31E1 Non spegniamo la fiaccola_logo
Lo spirito delle Olimpiadi non si spegne, in Trentino una fiaccola per la giustizia e la memoria
Dalla Striscia di Gaza a Trento, un percorso di solidarietà tra sport, diritti umani e resistenza civile. Partita oggi da Trento la staffetta solidale
 
Mohammed Inshasi era laureato in scienze motorie, lavorava come insegnante di educazione fisica e faceva parte della squadra dell'Itihad Khan Younis Football Club come giocatore. Allenava anche i bambini e i ragazzi della squadra Al-Amal Sportiva. Ad aprile di quest'anno è stato ucciso mentre dormiva nella sua tenda. Con lui hanno perso la vita anche la moglie e tre dei suoi figli. Sopravvissuta è rimasta solo la figlia di 13 anni, amputata senza anestesia. “Era primo cugino di un nostro concittadino di Rovereto”, raccontano gli organizzatori della “staffetta per Gaza - non spegniamo la fiaccola”, partita oggi da Trento e in arrivo domenica a Predazzo.
 
La storia di Mohammed Inshasi è solo una tra le troppe tragedie che hanno colpito atleti la cui vita e i cui sogni sportivi sono stati spezzati. Come quella di Ahmed al-Dali, paraciclista palestinese e membro dei Gaza Sunbirds, una squadra di ciclisti amputati della Striscia di Gaza. Aveva 33 anni ed era padre di quattro figli. Nel 2014 aveva perso una gamba a seguito di un bombardamento israeliano a Gaza; inizialmente fu dichiarato morto, ma poi ritrovato vivo in un obitorio. Dopo l'incidente, diventò para-calciatore e, nel 2022, uno dei primi membri della squadra Gaza Sunbirds, lavorando anche come meccanico di biciclette. Al-Dali è stato ucciso il 19 maggio 2025 da un attacco aereo israeliano.
 
Tra le giovani promesse dello sport ricordate durante la camminata di oggi, c'è anche Yasmine Sharaif, sei anni, tra le prime atlete a morire sotto i raid israeliani. Eccelleva nel Karate, ma il 25 ottobre 2023 un attacco aereo israeliano colpì la torre residenziale in cui si trovava a Gaza City, spegnendo la sua vita e il suo talento.
 
La staffetta, promossa da BDS Trentino, dal Global Movement to Gaza e da numerose altre realtà associative locali, denuncia la normalizzazione sportiva che ignora il dramma umano della Striscia di Gaza e critica il cosiddetto “sportswashing” legato alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. In due anni, oltre 800 persone legate allo sport sono state uccise e la quasi totalità delle infrastrutture sportive è stata distrutta o trasformata in luoghi di detenzione.
 
Il 30 gennaio, lungo il percorso da Gardolo a Lavis, la bandiera palestinese ha accompagnato i passi dei partecipanti come simbolo di solidarietà e resistenza. Tra loro c'era John Mpaliza, attivista italo-congolese noto per le sue camminate per la pace e i diritti umani, che da anni trasforma il cammino in uno spazio di riflessione collettiva. Dopo la marcia, è stato proiettato il film “Il grande gioco”, dedicato alle Olimpiadi di Milano-Cortina, per stimolare un dibattito critico sul ruolo dello sport e dei grandi eventi internazionali, seguita da una pasta conviviale tra i partecipanti come momento di condivisione.
 
La staffetta è proeseguita il 31 gennaio con la seconda tappa a Baselga di Piné, con un giro serale del lago pensato per favorire la partecipazione, seguito da un incontro pubblico alla Biblioteca Lac dal titolo “Palestina, uno sguardo storico alla Cisgiordania per riflettere su presente e futuro”, organizzato da Operazione Colomba e Pace per Gerusalemme.
 
La staffetta si conclude l'1 febbraio a Predazzo, davanti allo Stadio del Salto, per ribadire che lo sport non può essere separato dai diritti umani e che la fiaccola della memoria, della pace e della giustizia non deve spegnersi. Partenza alle 14 dal Centro Sportivo di Predazzo.
 
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[Questa notizia è stata pubblicata il 31/1/2026]
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