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Il potere della parole
Scarica immagine2026-02-07 Trump e il pinguino_RID
Se ultimamente ti svegli ogni giorno con la sensazione di non sapere più cosa aspettarti; se ascoltare le notizie dal mondo ti dà le vertigini; se gli scenari raccontati al TG sembrano fare a gara di assurdità… vogliamo rassicurarti. Siamo nella stessa barca.
E allora, visto che almeno abbiamo la fortuna di navigarli insieme, questi giorni, afferriamo i remi e proviamo a tagliare le correnti e i mulinelli che potrebbero farci perdere la direzione. Il faro che ti invitiamo a seguire, come sempre, è quello delle parole. Quelle di cui sono fatte le notizie, i comizi, le leggi, e che possono essere utilizzate per chiudere confini o aprirli, assumersi responsabilità o spostarle, rendere accettabile o inaccettabile la realtà.
Proviamo allora a fare una cosa semplice e necessaria: guardare da vicino come le persone dotate di potere - politico, istituzionale, mediatico - usino il linguaggio per orientare lo sguardo di chi le ascolta, o le legge, sul mondo. Perché il punto non è solo cosa succede. È chi lo racconta. E con quali parole.

Il potere di chiamare le cose

Si è parlato moltissimo del discorso del primo ministro canadese a Davos. Nel suo intervento, Carney non solo ha descritto il declino "dell'ordine internazionale basato sulle regole” ma ha anche invitato le “potenze medie” come il Canada a cooperare sulla base di valori e interessi condivisi, per costruire insieme risposte più resilienti alle sfide globali. Ordine, valori, cooperazione: Carney non ha fatto solo un discorso, ha rimesso mano al significato di parole date troppo per scontate.
È un'idea che ci ricorda Netily, la parola che abbiamo coniato per dire “la famiglia che ti scegli”, quella rete di legami costruiti su affinità, responsabilità e visioni comuni. Anche nella politica, come nella vita, il futuro non regge sulle gerarchie, ma sulle relazioni che scegliamo di coltivare. E sulle parole che usiamo per immaginarle.
Un'esortazione, quello di Carney, che Donald Trump non ha gradito affatto, tanto che ha ritirato l'invito al Canada a unirsi al nuovo Board of Peace annunciato dalla sua amministrazione: un nuovo “consiglio dei leader” presieduto dallo stesso presidente USA, e che dimostra come parole come “pace”, “governo” e “ricostruzione” non siano mai neutre ma etichette elastiche, capaci di legittimare assetti di potere, decisioni unilaterali, condizioni economiche pesanti, tutto sotto una patina semantica rassicurante.
Chiamare “pace” un'operazione geopolitica non la rende automaticamente giusta; chiamare “ricostruzione” un intervento non lo rende automaticamente equo; chiamare “governance” un sistema non lo rende automaticamente democratico. È qui che il linguaggio smette di descrivere la realtà e comincia a costruirla, spesso a vantaggio di chi decide quali parole usare e quando.
E poi c'è il livello ancora successivo: quello in cui il linguaggio smette del tutto di rispondere ai fatti. I 72 minuti di Trump a Davos sono stati una sequenza di errori, dati inesatti, minacce agli alleati e insulti pubblici. Chiamare la Groenlandia “un pezzo di ghiaccio”, dire che “praticamente non c'è inflazione” non sono scivoloni, ma atti linguistici di potere che spostano l'asticella di ciò che consideriamo normale nel discorso pubblico.
Atti linguistici di potere, come mettere in dubbio la sovranità danese della Groenlandia per “mancanza di documenti scritti” che la attestino, come ha detto ancora Trump. Anche perché i documenti, come spiega David Puente in questo articolo, esistono eccome. Ma ancora, quella del presidente USA non è solo una gaffe storica, è un uso del linguaggio che prova a rendere negoziabile la realtà. E quando chi ha potere fa questo senza conseguenze, il problema non è l'errore. È l'idea che i fatti possano diventare opzionali.
Come nell'immagine generata dall'AI e recentemente postata sui social dalla Casa Bianca, e che mostra Donald Trump camminare in Groenlandia accanto a un pinguino. Il risultato ha scatenato meme e ironie: i pinguini non vivono nell'Artico, ma nell'emisfero australe.
 

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