
Quando l'intercultura diventa valore quotidiano. Anche nella periferia lontana dai grandi centri. Ne parliamo con Chiara Gobber, responsabile dell'associazione «traME e TErra» di Primiero.
Quando è nata l'Associazione e con quali scopi?
È nata nel 2008, su iniziativa di un gruppo di cinque persone, con l'intento di intervenire sul territorio ma anche collaborare con l'esterno, in un momento in cui ci si interrogava sull'attivazione di servizi volti all'accoglienza e integrazione dei migranti. Negli anni precedenti, in valle, c'era stata un'ondata migratoria significativa dall'ex Jugoslavia, ma poi i casi erano diventati sporadici.
Nel 2008, su tutto il territorio provinciale, era iniziata una campagna di sensibilizzazione sul tema dell'accoglienza, portata avanti anche da Cinformi. Io e Laura Brunet, collega e cofondatrice dell'Associazione, ci eravamo appena laureate in Scienze e tecniche dell'interculturalità e volevamo investire competenze e passione in questo ambito.
Quali sono le caratteristiche dell'Associazione, la sua mission, la sua anima?
In «traME e TErra» sono presenti due componenti: il volontariato molto attivo e l'aspetto strettamente professionale, che si occupa in modo più mirato dei servizi, supportato dalla Comunità di Valle rivelatasi lungimirante nell'ottica preventiva e di investimento sulle tematiche di cui ci occupiamo. Occorre anche riconoscere che situazioni e bisogni in valle sono molto diversi che in città, dove i fenomeni risultano più impattanti e a volte emergenziali.
Com'è cresciuta l'Associazione e come si è radicata sul territorio?
La componente associativa è cresciuta molto negli anni, arrivando a una ventina di soci volontari (possiamo contare anche su volontari non associati), mentre io sono l'unica figura professionale che lavora per «traME e TErra». Ci siamo sempre adeguati alle esigenze che emergevano, partendo con sportelli informativi con Cinformi, per residenti e migranti. Si sono attivati corsi di Italiano per adulti, costanti nel tempo e in più periodi, prepariamo ai test per l'ottenimento della cittadinanza e quanto altro può servire».
Com'è cambiata la vostra attività nel tempo? Quali sono stati i momenti più impegnativi?
I più significativi sono stati quelli in cui siamo stati referenti dell'accoglienza dei migranti sul territorio. Nel 2015 e 2016 eravamo all'interno del progetto di accoglienza secondaria della Provincia di Trento: le persone provenienti dagli sbarchi arrivavano in prima accoglienza a Trento per poi venire accolti nelle valli. Una bella iniziativa di accoglienza diffusa che permetteva anche alle piccole realtà di dare il proprio contributo e un'opportunità per gli accolti di ricostituire la propria identità e individualità - non meri numeri da inserire negli archivi - integrandosi nei territori. Ci occupavamo dei loro bisogni primari ma anche di iniziative culturali, laboratoriali, di accompagnamento e avviamento al lavoro. Nel 2016 l'accoglienza è passata alla Croce Rossa e nel 2019 il progetto provinciale è stato sospeso.
Come si è orientata l'accoglienza in questi ultimi anni?
Manca una progettazione nazionale e territoriale ad ampio respiro e sono rimasti solo gli espletamenti burocratici da affrontare, come il permesso di soggiorno o altre funzioni amministrative e legali. Nelle nostre valli siamo sempre presenti in rete con altre associazioni, Adi, Decanato, Caritas, Amici dell'Africa ed altri, condividendo proposte, progetti e azioni.
Nel caso della guerra in Ucraina, abbiamo collaborato nella raccolta di beni da inviare, abbiamo accolto nuclei familiari di donne e bambini, abbiamo attivato il necessario per la loro presenza sul territorio. Molti cittadini e imprenditori alberghieri si sono uniti a noi con grande generosità.
La nostra Associazione ha sempre ritenuto prioritario il tema della pace e si sta impegnando nel Forum Primiero per la Pace informando, sensibilizzando per creare consapevolezza.
Altre attività a cui vi dedicate?
Noi ci proponiamo per il 90% a tutto il nostro territorio e il nostro principio è quello di presentare iniziative interessanti e accessibili a tutti: proposte culturali di vario genere con collaborazioni proficue (Biblioteche, Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino, Ecomuseo del Vanoi...), attività aggregative convinti che dalla relazione positiva si arrivi all'accoglienza ad ampio respiro.
Nel 2010 abbiamo aperto un centro interculturale con un piccolo spazio del riuso per bambini, cresciuto nel tempo. Oggi, con la collaborazione con Vales, tutti i preziosi volontari e le Amministrazioni comunali, possiamo offrire nella sede di Transacqua un servizio molto apprezzato e frequentato dalle famiglie, rivolto alla fascia di età 0-10 anni. Un'iniziativa che permette la circolarità di beni ma anche di creare uno spazio di incontro e relazione. Abbiamo avviato tante iniziative, eventi e progetti e dopo molti anni posso affermare di sentirmi fortunata di avere l'impressione di aver fatto anch'io la mia parte, come professionista e come volontaria. L'unico rammarico, la mancanza di investimenti sulla seconda accoglienza, percorso esemplare per la cura delle persone, secondo noi fondamentale.
a cura di Liliana Cerqueni
da ACLI trentine, mensile, n. 2, 2026, pagg. 10-11.
[Questa notizia è stata pubblicata l'8/2/2026]
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