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LE PROTESTE PER LA DEMOCRAZIA IN IRAN
Quando un regime spara anche contro medici, ospedali e memoria
Scarica immagine2026-02-14 Bandiera Iran

Tra il 28 dicembre 2025 e il 2026 l'Iran è stato attraversato da una vasta ondata di proteste popolari.

Una rivolta nata dal collasso economico. Inflazione record. Prezzi impazziti. Moneta in caduta libera. Corruzione sistemica Inefficienza cronica In pochi giorni la protesta sociale si è trasformata in un movimento politico. Una richiesta esplicita: la fine della Repubblica Islamica. Tutto è cominciato dal Gran Bazar di Teheran. Dai commercianti. Poi dagli altri ceti popolari. E dalla capitale, come un incendio, si è esteso a tutto il Paese. Fino a coinvolgere tutte le 31 regioni.

La risposta del regime - ordinata ai massimi livelli da Ali Khamenei - è stata di una brutalità senza precedenti. Repressione sistematica. Fuoco diretto. Migliaia di cecchini sui tetti dei palazzi governativi. L'apice si è raggiunto l'8 e il 9 gennaio. Oltre 30.000 manifestanti uccisi in due soli giorni. Uno dei massacri più gravi della storia moderna iraniana. Internet viene oscurato. I telefoni muti. Non solo per nascondere l'orrore al mondo. Ma per rendere credibile la narrazione ufficiale. E per impedire defezioni tra gli esecutori della mattanza. Il regime ammette migliaia di vittime. E nello stesso respiro ripete la sua menzogna: che milioni di manifestanti sarebbero agenti stranieri. Al soldo di Israele e degli Stati Uniti. Le cifre crescono ogni giorno. Le stime sembrano incredibili. Eppure vengono superate, puntualmente, dalla realtà. 

Nuovi obitori. Nuove testimonianze. Nuove denunce delle organizzazioni per i diritti umani. Nuovi resoconti dei comitati medici. Forse passerà tempo prima che il mondo comprenda davvero. La storia lo ha già dimostrato. Anche Auschwitz e Mauthausen furono capiti fino in fondo solo dopo il 1945. Quando i cancelli si aprirono. Quando i corpi divennero prova. Quando i forni crematori divennero evidenza. E Norimberga trasformò l'orrore in storia.

Oltre la guerra al proprio popolo, il regime conduce un'altra guerra: guerra alle cure. ai medici. agli infermieri. a chi salva vite. Molti sono stati arrestati. Molti uccisi mentre prestavano cure ai feriti. Tra loro c'è Aida Rostami , uno dei medici divenuto simbolo della _fedeltà al giuramento di Ippocrate; torturata e assassinata per aver curato i manifestanti. Un giudice spiega la logica del regime: chi si oppone alla Repubblica Islamica non merita di essere curato. Merita di morire. Aida Rostami e tanti altri medici sono stati puniti perché hanno disobbedito a questa logica . Medici, personale degli obitori e operatori dei cimiteri raccontano il disegno del regime: occultare. cancellare. negare. Corpi trasportati nei furgoni dei gelati. Nei camion della carne. Sepolture affrettate. Cadaveri sottratti ai percorsi forensi. Il dottor Ahmadi ha improvvisato un pronto soccorso in un capannone anonimo. Ha costruito una rete di oltre ottanta sanitari in dodici province. 

Per raccogliere dati. Per dare un nome alle vittime. Per impedire che la morte diventi silenzio. Intervistato da “The Guardian”, il dottor Ahmadi ha mostrato ciò che il regime vuole cancellare: Negli obitori e nei cimiteri i corpi si accumulano. Travolgono ospedali e unità forensi. Il personale parla di caos. E di pressioni continue: seppellire in fretta. Seppellire in massa. Nascondere il numero reale dei morti. Tre testimoni descrivono cumuli di centinaia di corpi nel cimitero di Karaj, vicino Teheran. Uno racconta: «Il 10 e l'11 gennaio hanno portato centinaia di corpi non reclamati e non identificati». Trasportati in pickup usati per frutta e verdura. Spesso senza nemmeno i sacchi. «Ho visto corpi incollati tra loro. Serviva forza per separarli. Il sangue era ancora fresco quando li ammucchiavano». Alcuni cadaveri portano segni che ricordano esecuzioni. Colpi alla testa. A distanza ravvicinata. E un dettaglio pesa come una sentenza: cateteri e tubi ancora attaccati. «Altamente sospetto», dice dott. Ahmadi. «Gli strumenti medici suggeriscono che queste persone siano state uccise mentre erano ancora in cura». Fotografie verificate testimoniano pazienti morti in sacchi per cadaveri. Camici ospedalieri. Cateteri. Ferite alla fronte. Un medico iraniano nel Regno Unito commenta: «Da un punto di vista medico, sembra che siano stati colpiti alla testa mentre erano in cura». Non è un eccesso. Non è un errore. 

Non è un incidente. È un sistema. Serve a scoraggiare l'accesso agli ospedali. A sottrarre i corpi alle registrazioni. A impedire che i medici scrivano la causa della morte. Serve a reprimere la protesta. E soprattutto a reprimere la memoria . Ma gli iraniani non avevano bisogno di un'ennesima strage per capire. Questo regime ha mostrato il suo volto fin dall'inizio. Processi sommari. Impiccagioni. Persecuzioni. Repressione sistematica. Un massacro lungo quarantasette anni. Fino a superare - per numero di vittime - i morti di Hiroshima . E non basta. C'è la Siria. Oltre mezzo milione di morti nella guerra civile. Con decine di migliaia di pasdaran a sostegno di Assad . Ci sono le avventure militari. Le interferenze in Libano e in altri Paesi del Medio Oriente. E poi c'è l'ossessione. La velleità nucleare. La roboante retorica della distruzione di Israele. Tutto questo ha divorato risorse vitali. Ha sottratto futuro. Ha spinto il 70% della popolazione sotto la soglia di povertà. Ha indotto circa otto milioni di Iraniani verso la diaspora Eh sì: gli iraniani hanno il diritto di protestare. Diritto di chiedere democrazia. Diritto di pretendere libertà. Diritto di chiedere giustizia. Diritto di farsi restituire il proprio paese! Diritto di chiedere vita!!! . 

E poiché migliaia di persone arrestate sono accusate di “oltraggio a Dio” - l'accusa per cui è prevista la pena di morte - hanno il diritto di chiedere solidarietà  Dal mondo. Dalle istituzioni politiche e sindacali. Dalla società civile. Dai media. Dai movimenti che si proclamano umani. per fermare la barbarie . Negli ultimi due anni la solidarietà verso il popolo palestinese è stata forte. E spesso nobile. Ha occupato il posto d'onore sulla stampa. Giustamente. Ma il silenzio sull'Iran pesa. Ferisce. Lacera . Forse ciò che accade in Iran non serve a una narrazione? Non entra nei confini di un'ansia geopolitica? Non produce dividendi ideologici? Eppure è qui che si misura la coerenza. Gli iraniani non devono sostenere un “test ideologico” per meritare ascolto. La loro legittimità viene da decenni di lotta. Dal grandioso movimento Donna, Vita, Libertà . Dai proiettili nei petti. Dagli scioperi pagati col carcere. Dalle famiglie costrette a riconoscere i corpi negli obitori giudiziari . Qui non c'entra la politica. Non c'entra l'ideologia. Qui c'entra una sola scelta. La più antica. La più nuda:Civiltà o barbarie???. * CIVILTÀ!!!

 

 

[Questa notizia è stata pubblicata il 14/2/2026]
Foto: locandina

 


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