
Francesco Vignarca della «Rete italiana pace e disarmo» rilancia la proposta di creare «Scuole di pace e nonviolenza» dal basso, per formare cittadini e cittadine capaci di mediazione, dialogo e gestione dei conflitti.
«La risposta a un mondo che sembra andare sempre più verso la guerra e la militarizzazione non può essere il pessimismo, né la chiusura nelle proprie torri d'avorio. Serve rilanciare un pensiero umano e cristiano capace di sanare le ferite e riconoscere la diversità». È Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete italiana pace e disarmo, a spiegare le motivazioni che hanno spinto a rilanciare proposta. Vignarca insegna alla Scuola di pace e nonviolenza di Verona, nata lo scorso anno, sulla scia di «Arena di pace 2024», con l'obiettivo di "educare giovani e adulti alla pace con competenze in mediazione politica, gestione dei conflitti e metodo nonviolento''.
La Scuola conta su convenzioni con importanti università italiane e si rivolge a giovani, docenti, amministratori locali, assessori e consiglieri, volontari e operatori di ONG. Ai partecipanti si punta ad offrire: conoscenze riguardo la cultura di pace, il diritto internazionale, la geopolitica, l'amministrazione locale, la comunicazione; abilità rispetta a mediazione e negoziazione, problem solving, gestione dei conflitti, lavoro di squadra, progettazione, fundraising; competenze di tipo relazionale, ascolto attivo, leadership, integrità, creatività, resilienza.
Vignarca, perché rilanciare l'idea di far nascere Scuole di pace e di nonviolenza?
«Perché pace, nonviolenza e disarmo non si raggiungono solo con leggi o decisioni governative, ma attraverso un lavoro sociale e culturale che parte dall'educazione. Pace significa diritti per tutti, democrazia, cooperazione e un approccio comunitario inclusivo. Oggi, mentre tornano a soffiare i venti del riarmo, è essenziale ricordare che la nonviolenza non è solo assenza di violenza o un insieme di buone maniere, ma una scelta strutturale che affronta la violenza sistemica da cui nascono i conflitti. Per questo servono studio, analisi e percorsi formativi. E quale luogo migliore per farlo, se non una scuola?».
Come si educa alla pace?
«Accanto a una riflessione etico-morale (rifiuto della violenza, rispetto della persona, riconoscimento del valore di ogni vita), servono percorsi strutturali. Abbiamo ripreso le sollecitazioni degli ultimi due papi: Papa Leone, che nel 2025 incoraggiò la nascita di scuole di nonviolenza e di pace, e Papa Francesco, che nel messaggio per la Giornata della pace del 2017 indicò la nonviolenza come pratica politica per il futuro. Educare alla pace significa comprendere i meccanismi che orientano verso la riconciliazione e trasformarli in proposte politiche concrete e praticabili».
Dal 30 gennaio all'1 febbraio avete organizzato un convegno nazionale su Alex Langer. Perché proprio lui?
«Perché oggi più che mai servono scelte pratiche, collettive e concrete, e Langer è una figura di rifinimento imprescindibile. Recuperare il suo pensiero è fondamentale. La sua bellissima lettera a San Cristoforo andrebbe letta nelle Scuole.
Langer non si è limitato a teorizzare la nonviolenza: l'ha studiata, praticata e tradotta in impegno politico. Lo dimostrano la sua esperienza da europarlamentare e il suo approccio culturale fondato sull'idea del “ponte”. Un'idea che nasce anche dalla sua identità altoatesina e tirolese, ma che ha saputo applicare nel suo tempo, ad esempio durante le guerre balcaniche, per favorire il dialogo tra culture diverse.
Questo è un insegnamento centrale della non violenza: non si tratta di sopraffare, ma di convincere; non si risolve un problema eliminando chi è diverso, ma costruendo condivisione. La pace si fa con il nemico, la pace si fa con tutti: altrimenti non è pace, è imposizione.
Un altro elemento fondamentale del pensiero di Langer è l'ecopacifismo. Senza un ambiente capace di accogliere tutte e tutti, non può esserci pace. Questo collegamento è oggi più attuale che mai: le minacce globali sono la crisi climatica e la militarizzazione, soprattutto nucleare. Non si può affrontare un solo tema ignorando l'altro: vanne affrontati insieme e messi in relazione.»
di M. Chiara Biagioni (SIR)
da l'Unione monregalese, n. 6 dell'11 febbraio 2026, pag. 40
[Questa notizia è stata pubblicata il 23/2/2026]
Foto: proprietà Francesco Vignarca (scattata alla Seconda Conferenza degli Stati Parti del Trattato TPNW sulla proibizione delle armi nucleari, svoltasi al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite di New York (Trusteeship Council Chamber) - dal 27 novembre al 1 dicembre 2023)