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UN MOMENTO SCIOCCANTE
Dall'analisi all'impegno: noi e la Palestina
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Impietriti/e. A disagio. Impotenti. Qualcuno/a piangeva. 

Così si sono sentite le quasi 70 persone accorse alla sala del Falconetto in comune a Trento ad ascoltare la testimonianza shock di Guy (il nome è di fantasia, si capirà dopo perché), un attivista palestinese dell'organizzazione «Ta'ayush», che significa «Vivere insieme». Questa denominazione è anche la sua mission: dimostrare che israeliani e arabi possono convivere. Per questo prova a difendere i diritti dei palestinesi. 

Guy ha parlato con calma, quasi con distacco, come se lo facesse per forza, tanto è il ribrezzo che si prova davanti a quello che racconta. Ha mostrato e spiegato fotografie e brevissimi video. Non ha fatto commenti, non ha spiegato, non ha dato alcuna lettura. Ha fatto vedere, ci ha portati là. E basta.

Ci ha fatto vedere scene di violenza sulle persone, ruspe che abbattevano case davanti ai loro abitanti allibiti, soldati che arrestavano il palestinese che aveva chiamato la polizia perché assalito da coloni, vasche con l'acqua faticosamente (e con costi esorbitanti) accumulata rovesciate per terra, persone che tagliavano i tubi per portare l'acqua, elemento scarso e fondamentale per sopravvivere in una zona siccitosa come la Cisgiordania, persone ferite e sanguinanti, auto e case bruciate. E poi le immagini di un canale Social che ogni mese diffonde la lista delle violenze perpetrate dai coloni ai danni dei palestinesi e le documenta invitando a farne altre.

L'unico racconto che ha fatto è quello sulle violenze, soprattutto psicologiche ma non solo, che chi - come lui - difende i diritti umani deve subire ogni giorno. Israele è una società razzista e colonialista, indottrinata da anni di falsificazione della realtà e di ideologizzazione fuori dalla storia, come quella del “Grande Israele”. Chi non ci sta, chi obietta, chi cerca giustizia viene tacciato di essere un traditore, lo si considera pericoloso, lo si trasforma in un reietto. La sua libertà di movimento viene limitata, a volte si viene rapiti. In pratica la sua vita diventa invivibile.

L'altra testimonianza presentata è stata quella del Collettivo «Save Masafer Yatta» di Reggio Emilia, che da anni opera in questa zona della Cisgiordania per supportare la popolazione palestinese. Cosimo Pederzoli ha raccontato di come un'idea artistica è servita per intervenire di fronte all'ordine di demolizione di una Guest house adibita all'accoglienza degli stranieri delle ONG e dei giornalisti internazionali. Sulla facciata è stato creato un murales che raffigura un albero di ulivo”. La proprietà artistica dell'opera è stata divisa tra un centinaio di persone, del posto ma anche molte italiane. La tutela della proprietà è stata usata dagli avvocati per resistere alla demolizione e per il momento l'operazione ha avuto successo. Potenza della creatività della nonviolenza.

 

Nel corso dell'incontro Palestina: dall'analisi all'impegno sono state presentate due ricche relazioni, una sulla situazione attuale del diritto internazionale ed una sul commercio di armi da e per Israele. Ci torneremo in un prossimo articolo.

 

 

 

[Questa notizia è stata pubblicata il 27/2/2026]
Foto: Archivio Forum trentino per la pace e i diritti umani


Autore

GG


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