
Il 15 maggio è una ricorrenza di particolare importanza per i palestinesi.
È il giorno in cui celebrano la Nakba, ovvero la «catastrofe»: tramite questa giornata viene mantenuto vivo il ricordo della cacciata dalle proprie abitazioni di centinaia di migliaia di persone e la mancata fondazione di un proprio Stato autonomo.
La data scelta per questa ricorrenza ha un elevato significato simbolico: il 15 maggio 1948 segna, infatti, l'inizio della prima guerra arabo-israeliana, che si concluderà all'inizio del 1949 con la vittoria del neocostituito Stato d'Israele.
È anche l'inizio delle lunghe traversie del popolo palestinese che, in 78 anni, hanno portato alla drammatica situazione attuale caratterizzata da violazioni sistematiche dei diritti umani e delle risoluzioni delle Nazioni unite, da un regime di occupazione militare particolarmente opprimente, da continui espropri e dalla colonizzazione abusiva delle terre, da espulsioni individuali e di massa che, nel corso dei decenni, hanno prodotto una quantità tale di profughi che, ad oggi, metà del popolo palestinese vive al di fuori dei cosiddetti Territori occupati, acquisendo il poco invidiabile status di «popolo della diaspora».
La Nakba è la storia di ogni palestinese > clicca qui
Sopravvivere al carcere israeliano > clicca qui
La Palestina è al centro dell'attenzione mondiale. Per quanto ancora? > clicca qui
Una rete tra Palestina ed Europa tiene in vita la biodiversità palestinese > clicca qui
Diario di un medico a Gaza > clicca qui
Sintesi > clicca qui
[Questa notizia è stata pubblicata l'11/5/2026 e aghiornata il 15/5/2026]
Foto: Espulsione da Tantura (Wikimedia Commons)