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INTERVENTO DI FRANCESCO VIGNARCA
La corsa al riarmo è una falsa soluzione
Scarica immagine2026-03-01 Aerei da guerra_WikiCommons

Il nuovo Rapporto dell'Osservatorio Milex sull'influenza indebi­ta dell'industria militare sulla politica, a cinque anni dal precedente, restituisce un'immagine allarmante del­la situazione non solo per il livello ormai raggiunto dal­la spesa militare italiana, ma per l'assenza pressoché tota­le di meccanismi di control­lo su come quei fondi venga­no spesi.

Le risorse destinate all'industria degli armamenti crescono senza sosta, mentre non sono stati introdotti stru­menti di verifica e trasparen­za che dovrebbero impedire che questa mole di denaro pubblico finisca per alimen­tare soprattutto il profitto degli interessi del complesso militare-industriale-finan­ziario, più che una reale stra­tegia di sicurezza collettiva. È questo il dato più preoccu­pante: non solo si spende di più, ma si spende peggio, sen­za che la politica se ne assu­ma la responsabilità.

Proprio in questa opacità si misura il peso crescente che l'industria militare esercita sull'agenda politica della dife­sa in Italia. Le scelte di bilan­cio non nascono da un'analisi condivisa delle minacce reali ma vengono trainate da inte­ressi economici che spingono verso l'aumento della spesa come risposta quasi automa­tica e senza alcuna riflessione nei confronti di ogni tensione internazionale. Non a caso, al vertice Nato di Ankara si è confermata questa tenden­za: più fondi, più produzio­ne, più armi con la promessa retorica (mai discussa, dimo­strata o verificata) che tutto ciò possa rendere l'Europa più sicura.

Le minacce, intan­to, si moltiplicano e cambia­no volto: accordi che si crea­no e si sciolgono, fronti che si spostano, azioni militari che portano a contraccolpi ne­gativi anche a grande distan­za Ma siamo davvero così in pericolo secondo questa pro­spettiva meramente “sicuritaria”? Qui sta il primo errore del dogma insensato del ri­armo: individua la minaccia in un nemico esterno, ipote­tico, che un giorno potrebbe attaccarci e ci prepara solo a subirne l'urto o a rispondere colpo su colpo.

Ma un pericolo futuro e astratto non si disinnesca ac­cumulando armi: si disinne­sca affrontando le cause che lo generano. E mentre ci si prepara a un attacco che forse non arriverà mai, migliaia di persone muoiono ogni giorno per in­quinamento, per fame, per mancanza di lavoro, per cure che non possono permetter­si. Questa è la minaccia reale, quotidiana, già in corso: non un nemico alle porte, ma la disuguaglianza che lasciamo crescere indisturbata. Non è un caso che a inizio anno il Bulletin of Atomic Scientists abbia spostato ancora l'«orologio dell'apocalisse» verso la mezzanotte: non per un at­tacco imminente, ma perché la politica continua a non affrontare i problemi reali (gli arsenali nucleari in crescita, il clima impazzito, le disugua­glianze globali) preferendo investire in armi anziché nel­la loro soluzione.

Poi c'è un secondo errore, di metodo: la storia degli ultimi venticin­que anni dimostra che armi e aumento delle spese militari non hanno mai risolto o scongiurato un conflitto, lo hanno solo prolungato, esacerbato o spostato altrove. Rispondere a minaccia militare e armata con altra minaccia violenta non produce sicurezza, pro­duce escalation.

In tanti percepiamo come la pace sia oggi più urgente che mai ma serve chiarezza su cosa la renda reale, gusta e realizzabile. Come ha detto, instancabile, Papa Leone XIV la pace dev'essere «disarma­ta e disarmante» e non può dimenticare gli ultimi: lo ha ripetuto anche in questi giorni a Lampedusa. Il riarmo (è sempre il Papa che lo ha sot­tolineato con forza) non è una forma di difesa della pa­tria: mette in pericolo chi sta dall'altra parte, minacciato dalle armi che produciamo, ma anche gli stessi cittadi­ni che si dice di voler proteg­gere, perché ogni escalation aumenta il rischio per tutti. E ogni euro speso in armi è un euro sottratto a chi muo­re oggi, non domani E que­sta la ragione per cui stiamo lavorando con passione per la campagna «Un'altra difesa è possibile» che chiede istitu­zioni per la difesa civile, non armata e nonviolenta: un'idea di sicurezza fondata su corpi civili di pace capaci di inter­venire nei conflitti riducendo le minacce invece di alimen­tarle, e su un uso delle risorse pubbliche che dia sollievo alle fragilità del mondo invece di ingrassare il profitto di pochi. E con tante iniziative stiamo rilanciando la raccolta firme per la legge di iniziativa po­polare che ha già superato le 14mila adesioni con il soste­gno di tanti volti noti e cono­sciuti: un segnale chiaro che un'altra idea di sicurezza, e di pace, è possibile. Già oggi.

Francesco Vignarca
coordinatore delle campagne della Rete italiana pace e disarmo
tratto da l'Unione monregalese, n. 28, 15 luglio 2026, pag. 51

 

 

 

 

[Questa notizia è stata pubblicata il 21/7/2026]
Foto: Wikimedia Commons.


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