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ASTALLI INCONTRA
110 giorni in strada prima di avere un posto in dormitorio
Scarica immagine2026-07-30 Rapporto Centro Astalli

Il Centro Astalli di Trento ha presentato due rapporti sulla propria attività durante lo scorso anno. Essi costituiscono un importante strumento di analisi per comprendere lo stato dell'accoglienza delle persone migranti forzate in Trentino.

Il rapporto «Astalli Incontra» restituisce il quadro delle persone migranti forzate che vivono fuori dal sistema di accoglienza e si rivolgono ai servizi di orientamento del Centro Astalli.

Il rapporto «Rifugi notturni», invece, racconta le condizioni delle persone accolte nelle strutture di accoglienza notturna, prive di una sistemazione stabile e in attesa di accedere ai percorsi ordinari di accoglienza.

Tra i dati raccolti nel 2025 figurano tempi di attesa molto elevati per l'accesso ai servizi: 110 giorni per ottenere un posto in dormitorio, mentre l'attesa per entrare nei progetti di accoglienza superava ormai un anno, portando il tempo complessivo trascorso senza una sistemazione stabile a oltre un anno e mezzo. I rapporti mettono inoltre in luce un sistema che già nel 2025 faticava a garantire risposte tempestive e percorsi di inclusione adeguati, con conseguenze che non riguardavano soltanto chi arrivava sul territorio, ma anche molte persone presenti da tempo in Trentino che, pur lavorando, continuavano a incontrare ostacoli nell'accesso alla casa e ai servizi del territorio.

Ci soffermiamo qui sul primo dei due, ripromettendoci di tornare sull'altro nei prossimi giorni.

«ASTALLI INCONTRA», RAPPORTO ANNUALE

27 pagine di grafica accattivante per presentare i servizi resi ma soprattutto per fornire dei dati incontrovertibili sulla situazione vissuta da persone di cui si sta negando la dignità.

Invitiamo alla lettura del documento, che non è possibile sintetizzare. 

Ci limitiamo a riportarne le conclusioni, dal titolo significativo: La cronicizzazione di una condizione socio-abitativa che genera vulnerabilità e insicurezza.

«I dati e le osservazioni mostrati in questo report, così come quelli degli anni precedenti, descrivono una situazione molto chiara: le persone richiedenti asilo sul territorio trentino vivono una condizione sempre più marginale, segnando il solco di una triste cronicizzazione delle problematiche di accoglienza. Le persone «in attesa di progetto» perdono il diritto ad accedervi, la speranza o semplicemente la possibilità di comprenderne l'accessibilità. Si allontana sempre di più l'idea di una progettualità dedicata, sostituita da una marginalizzazione che crea vulnerabilità e disagio.

«Il quadro risulta tristemente coerente con la direzione del nuovo Patto europeo per l'asilo, in cui le politiche locali, nazionali ed europee si mostrano nelle loro contraddizioni: se da un lato nei loro principi enunciano che «l'accoglienza di persone portatrici di esigenze di accoglienza particolari dovrebbe essere la prima preoccupazione per le autorità nazionali affinché tale accoglienza sia configurata specificamente per rispondere alle loro particolari esigenze in materia» (Direttiva UE 2024/1346, Considerando 37), dall'altro nelle conseguenze pratiche sono proprio le policy a generare quelle «esigenze particolari» che si declinano poi in problemi di salute mentale, dipendenze e fragilità sanitarie tipiche di chi vive per strada.

«Il nostro servizio intercetta chi tenta di porre le basi per una vita integrata sul nostro territorio, nonostante la moltitudine di ostacoli che si prospettano. Molte delle persone richiedenti asilo che si sono rivolte ad Astalli Incontra sono lavoratori e lavoratrici a cui, per le motivazioni individuate tra le righe di questo report, è negata la possibilità di esercitare una cittadinanza attiva.

«Emerge un circolo vizioso strutturale che agisce come una condanna; una cittadinanza dimezzata per persone che, pur sostenendo il tessuto produttivo del territorio, rimangono intrappolate in una marginalità forzata. Non possiamo più ignorare come la mancanza di una casa e di servizi dedicati sia il primo tassello di un domino che travolge documenti, salute e dignità delle persone.

«Tra i fenomeni che vorremmo sottolineare nelle conclusioni di questo lavoro vi è l'aumento di accessi da parte di donne (29 in più rispetto all'anno scorso, equivalente al 16,8%). Si tratta di un'evidenza che scardina l'immaginario comune della migrazione come percorso puramente maschile, e che ci pone davanti ad un'analisi profonda sulle specificità di questo target in aumento.

«La nostra riflessione pone l'accento su una situazione ormai stagnante, che porta sempre più frustrazione e fatica nella vita delle persone. Restituire dignità abitativa e legale a chi oggi vive e sostiene il nostro territorio significa smettere di gestire un'emergenza e iniziare finalmente a coltivare un futuro in cui nessuno/a debba più sentirsi escluso/a.»

Per leggere il rapporto > clicca qui

 

 

 

 

[Questa notizia è stata pubblicata il 29/7/2026]
Foto: Centro Astalli Trento


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