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CONSIDERAZIONI DOPO LE POLEMICHE
Tutto per una bandiera?
Scarica immagine2025-05-19 Bandiera Palestina

L'ampio sentimento di indignazione e contrarietà che si è sviluppato attorno all'imposizione della SAT per la rimozione della bandiera della Palestina dice che la sensibilità attorno a questioni etiche è ancora presente nell'opinione pubblica.

Chi ha criticato la decisione satina lo ha fatto in ragione di un dato di fatto e di un convincimento.

Il dato di fatto è che in Palestina si sta consumando (non da oggi ma ora è diventato sistematico, dichiarato, visibile a tutt*) un vero e proprio genocidio, con atti di barbarie e di crudeltà che si credevano impossibili dato il livello di crescita culturale, religiosa, democratica, umana che sembravano raggiunti dallo Stato di Israele.

Il convincimento è che di fronte a tanta atrocità non si possa assistere senza fare nulla, non si possa stare in silenzio, non si possa tollerare. Questa presa di posizione non è «politica» ma etica. Non c'è più nulla di politico in una situazione che è completamente fuori controllo. L'indignazione, il disaccordo, il rifiuto sono un obbligo morale di fronte a questa realtà.

Parlare di atto «politico» è negare la realtà per sfuggirla, per girarsi dall'altra parte e non vedere i bambini che muoiono di fame perché viene impedito ogni approvvigionamento, per negare la contraddizione di uno Stato «democratico» ed «occidentale» che si abbandona ad una violenza primordiale, disumana, bestiale.

La politica e il mainstream cercano di assuefarci alla violenza e alla guerra, obnubilando a nostra capacità di riflessione, di comprensione, di critica. In realtà negandoci la possibilità di assumerci delle responsabilità. Ma questo è esattamente ciò che dobbiamo fare: dare la giusta importanza al valore e alla dignità della persona umana, costruire il rispetto e la democrazia, sostenere la giustizia.

Il problema non è una bandiera in più o in meno (ma quelli della SAT sono andati a controllare tutte le bandiere in tutti i rifugi?): il problema è chiudere gli occhi e la mente credendo, in questo modo, di evitare la contraddizione, la violenza, il sopruso.

La storia giudicherà la nostra generazione per quello che non ha fatto di fronte al genocidio. Esattamente come noi esecriamo coloro che non hanno mosso un dito di fronte alla Shoa.


Autore

GG


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