-Articoli
DIECI TRACCE
La nonviolenza nell'azione di papa Francesco
Scarica immagine2025-08-21 PAPA FRANCESCO_image-from-rawpixel-id-6111646-original-scaled

DIECI TRACCE DI NONVIOLENZA
Papa Francesco (1936-2025)

1.
La scelta del nome Francesco. Quando è stato eletto dal Conclave, il 13 marzo 2013, ha raccontato lui stesso: «Ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d'Assisi. È per me l'uomo della povertà, l'uomo della pace, l'uomo che ama e custodisce il creato'. Fa di me uno strumento della tua pace, diceva il Santo Francesco, e così ha fatto il Papa Francesco. Un nome, un programma.

2.
Un appello universale per la pace e contro ogni iniziativa militare, perché «guerra chiama guerra» e «violenza chiama violen­za». Lo ha lanciato il 7 settembre 2013 con la giornata di digiuno e preghiera per la pa­ce in Siria. Una scelta religiosa, ma anche di pratica politica. Una spìnta alla mobilitazione pacifista contro le guerre. Papa Francesco in­sieme alla preghiera ha sempre chiesto anche azioni. I suoi appelli si sono rivolti a tutti, re­ligiosi e laici, alle singole coscienze e ai corpi collettivi: ha parlato alla Chiesa ma anche ai movimenti.

3.
La giornata mondiale della pace del primo gennaio 2017 Papa Francesco l'ha dedicata alla nonviolenza: stile di una politica per la pace. «La nonviolenza praticata con decisione e coerenza ha prodotto risultati impressionan­ti. I successi ottenuti dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell'India, e da Martin Luther King Jr contro la discriminazione razziale non saranno mai dimenticati», ha scritto il Papa, «e io assicu­ro che la Chiesa cattolica accompagnerà ogni tentativo di costruzione della pace anche attraverso la nonviolenza attiva e creativa . Contemporaneamente ha dato la nascita al nuovo Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, che aiuterà la Chiesa a pro­muovere in modo sempre più efficace «i beni incommensurabili della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato».Tramite que­sto Dicastero è stato organizzato un simposio sulle «prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale», al quale ha partecipato su invito anche il Movi­mento Nonviolento. Il Santo Padre si è rivolto ai convenuti affermando che «un progresso effettivo ed inclusivo può rendere attuabile l'utopia di un mondo privo di micidiali stru­menti di offesa, nonostante la critica di coloro che ritengono idealistici i processi di smantel­lamento degli arsenali».

4.
Subito dopo l'inizio della guerra in Ucrai­na, in risposta al Suo appello «Fare di tutto contro la guerra, pregare e lavorare per la pace», il Movimento Nonviolento ha scritto una lettera al Papa: «Santo Padre, la Sua voce, che dice parole di Verità contro il flagello della guerra, è anche per noi un punto di riferimento importante. Tutte le domeniche stiamo partecipando all'Ange­lus, con la bandiera della nonviolenza, co­me segno concreto di vicinanza a Lei». Ha voluto riceverci il 30 marzo 2022 in udienza: la bandiera della nonviolenza, la spilla del fucile spezzato, un libro di Aldo Capitini e la petizione Obiezione alla guerra, sono i doni che gli abbiamo consegnato.

5.
Papa Francesco ha rivolto ai giovani eu­ropei partecipanti alla «EU Youth Con- ference», che si è svolta a Praga
nel luglio 2022, un messaggio con l'invito a seguire l'esempio luminoso di Franz Jägerstätter. «Vorrei invitarvi a conoscere questa figura straordinaria di un giovane obiettore euro­peo che si è battuto contro il nazismo du­rante la seconda guerra mondiale: a moti­vo della sua fede cattolica, fece obiezione di coscienza di fronte all'ingiunzione di giurare fedeltà a Hitler e di andare in guer­ra. Franz preferì farsi uccidere che uccide­re. Riteneva la guerra totalmente ingiusti­ficata. Se tutti i giovani chiamati alle armi avessero fatto come lui, Hitler non avrebbe potuto realizzare i suoi piani diabolici. Il male per vincere ha bisogno di complici».

6.
Apertura e apprezzamento della
Campa­gna di obiezione alla guerra da parte della Santa Sede. Nel febbraio del 2023 il tour delle tre testimoni nonviolente Katya Lanko, Olga Karach, Darya Berg che rap­presentavano gli obiettori di coscienza, di­sertori, renitenti alle leva di Ucraina, Bielo­russia e Russia, è stato ricevuto in Vaticano. Dopo la partecipazione all'Udienza con Pa­pa Francesco, le tre nonviolente hanno det­to: «Siamo qui per dire che ci sono persone che non vogliono combattere, che non vo­gliono ritrovarsi con armi tra le mani, che non vogliono né uccidere né essere uccise». Papa Francesco ha fatto pervenire la sua benedizione apostolica.

7.
Fine della teologia della guerra giusta. Pa­pa Francesco è andato oltre, e non si potrà più tornare indietro: la guerra è sacrilegio, è sempre un fallimento, sempre una sconfit­ta, una violazione dei diritti umani, una fol­lia, e quindi bisogna dire no alla guerra, a ogni guerra, alla logica stessa della guerra, viaggio senza meta, sconfitta senza vincitori, follia senza scuse. Nel giorno di Natale 2023 ha detto parole di Verità inequivocabili: «Per dire no alia guerra bisogna dire no alle armi. Perché se l'uomo, il cui cuore è instabile e fe­rito, si trova strumenti di morte tra le mani, prima o poi li userà. E come si può parlare di pace se aumentano la produzione, la ven­dita e il commercio delle armi?». La gente «non vuole armi, ma pane».

8.
Il coraggio della nonviolenza non è man­cato a Papa Francesco. Il 10 marzo 2024, anche a rischio di essere frainteso, o stru­mentalizzato, per farsi capire da tutti, a partire dai bambini, dai semplici, dai puri di cuore, ha detto: «Cessare il fuoco!», «Alza­re bandiera bianca». Parole scandalose solo per chi non vuole capire, per i duri di cuo­re. La «bandiera bianca» è storicamente e internazionalmente simbolo del «Cessate il fuoco», della richiesta di trattative, della so­luzione parlamentare, della fine delle ostili­tà. Alzare bandiera bianca significa avviare i negoziati. È la richiesta che le genti, i movi­menti pacifisti, gli organismi internazionali e l'ONU hanno sempre fatto per Gaza e per l'Ucraina. E Papa Francesco ha dato voce a queste richieste, senza paura.

9.
Per la prima volta un Papa ha partecipato all'Arena di pace, a Verona il 18 maggio 2024, immergendosi dentro e in dialogo con il movimento per la pace, la nonviolenza, il disarmo. In quell'occasione Francesco ha affrontato il tema della risoluzione nonviolenta dei conflitti: «Se io non ho paura del conflitto, sono portato a fare il dialogo che ci aiuta a risol­vere i conflitti, sempre». Con realismo politi­co si è rivolto ai nostri movimenti: «chiedete ai leader mondiali di ascoltare la vostra voce, di coinvolgervi nei processi negoziali, perché gli accordi nascano dalla realtà e non dalle ideologie. La pace si fa con i piedi, le mani e gli occhi dei popoli coinvolti, insieme tutti».

10.
L'
ultimo messaggio del Papa è stato quello di Pasqua 2025. Una sorta di testamento spirituale e politico: «Nessuna pace è possi­bile senza un vero disarmo! L'esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria di­fesa non può trasformarsi in una corsa gene­rale al riarmo». L'impegno che ci ha chiesto è di 'usare le risorse a disposizione per aiuta­re i bisognosi, combattere la fame e favorire iniziative che promuovano lo sviluppo. Sono queste le «armi» della pace: quelle che co­struiscono il futuro, invece di seminare mor­te!'. Pace e disarmo sono le due gambe con cui ha camminato il pontificato di un Uomo che ha preso sul serio la sua missione di co­struttore di ponti.

Sarà la Storia a dare il giudizio sul pontificato di Francesco, ma per noi lui è già tra i gran­di Maestri universali della nonviolenza, con Gandhi e Martin Luther King. Ringraziamo per aver avuto il privilegio di incontrarlo e ricevere il suo incoraggiamento a proseguire nel cammino della pace.

Testo di Mao Valpiana
tratto da Azione nonviolenta, anno 61, numero 662, secondo trimestre 2025

 

[Questa notizia è stata pubblicata il 21/8/2025]
Foto: rawpixel.com

 


Condividi