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DUE EVENTI DEL FORUMPACE
Comuni per la pace e riarmo in Europa e in Italia
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Le ultime attività del Forum trentino per la pace e i diritti umani.

I COMUNI TRENTINI PER LA PACE

Il 27 novembre si è tenuto il secondo incontro proposto alle amministrazioni comunali del territorio dopo la tornata elettorale dello scorso maggio. Si sono riuniti/e a Trento i/le rappresentanti (assessori/e e consiglieri/e con delega del sindaco) di diverse amministrazioni comunali, da quelle centrali, come Trento e Rovereto, a quelle più periferiche come Primiero e Pellizzano, per un confronto con lo staff del ForumPace.

Riconosciuto nella dimensione comunale il luogo privilegiato per promuovere e mettere in pratica la cultura della pace (cos'altro è il comune se non l'agente di benessere e di sana convivenza della gente che ci vive?), si è discusso di come mantenere attiva la rete, come far circolare le informazioni, come collaborare, come riconoscere e ripetere le buone pratiche. È emersa la ricchezza di idee, attività, iniziative presente in tanti comuni.

Si è rimarcata la necessità di evitare l'ideologizzazione dei temi legati alla pace per rilanciare il valore universale della pace.

In questo contesto è stato evidenziato l'importante ruolo di servizio del ForumPace per mantenere in efficienza la rete di sinergie, sensibilità, volontà di attivazione.

Il lavoro di coordinamento tra le amministrazioni comunali proseguirà con altri incontri e con una rinnovata attenzione all'approfondimento, alla sensibilizzazione, alla formazione per una reale cittadinanza attiva.

I tempi presentano, infatti, problematiche e tematiche urgenti, e ci pongono di fronte a scelte che avranno conseguenza molto profonde sul futuro nostro e dei nostri figli e delle nostre figlie.

 

NESSUNA PACE DAL RIARMO

Se ne è parlato il 26 novembre scorso al convegno dal titolo: «Per un'Europa disarmata. Nessuna pace dal riarmo», promosso dall'area tematica «Pace e disarmo» del Forum.

Ogni giorno il dibattito pubblico sembra dominato da una urgenza apparentemente ineluttabile: per garantire la nostra sicurezza l'Europa deve «riarmarsi».

Questa narrazione, presentata come l'unica risposta razionale alle crisi globali, pervade i media e le agende politiche, lasciando poco spazio a prospettive alternative. Ci viene detto che preparare la guerra è il solo modo per assicurare la pace.

Eppure, al di là dei titoli dei giornali e dei discorsi ufficiali, esistono analisi critiche che smontano pezzo per pezzo questa logica. Questa narrazione, hanno sostenuto i relatori del convegno, è un velo che occulta interessi economici, manipolazioni linguistiche e conseguenze devastanti per la democrazia stessa. Attraverso l'analisi economica di chi smaschera i bilanci, la diagnosi scientifica di chi studia la salute pubblica, e la critica filosofica di chi difende la democrazia, dall'incontro sono emerse cinque «verità scomode» che sfidano la retorica del riarmo e ci costringono a chiederci quale tipo di sicurezza stiamo realmente costruendo.

La falsa illusione di una nuova emergenza

Secondo l'analisi di Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana pace e disarmo, il termine «riarmo» è fuorviante. Non stiamo assistendo a una corsa agli armamenti nata da una crisi improvvisa, ma all'accelerazione di una tendenza di crescita costante e a lungo termine. Per questo, sarebbe più accurato parlare di «continu-armo».

Questa affermazione è supportata da dati inequivocabili. Negli ultimi dieci anni, la spesa militare italiana è aumentata del 45%. Se si guarda agli investimenti destinati all'acquisto di nuovi sistemi d'arma, la crescita negli ultimi cinque anni è stata addirittura del 60%. Questi numeri dimostrano che la tendenza era già in atto ben prima delle crisi attuali. Smascherare la retorica del «riarmo» è fondamentale perché in questo modo si sposta il dibattito da una presunta e inevitabile necessità emergenziale a ciò che è realmente, ovvero una scelta politica deliberata e continuativa, che sottrae risorse ad altri settori vitali della società.

L'inganno delle parole

Ma la manipolazione non si ferma alla cronologia; affonda le sue radici nel linguaggio stesso che usiamo per descrivere la spesa pubblica. La filosofa Donatella Di Cesare e il giornalista Raffaele Crocco hanno denunciato una profonda distorsione dei termini, volta a legittimare scelte politiche altrimenti indifendibili.

Deve essere smascherata una dicotomia economica fondamentale. Le uscite per la sanità pubblica vengono comunemente definite «spese», quando in realtà sono investimenti produttivi. La costruzione di un ospedale, spiegano gli economisti, genera ricchezza diffusa sul territorio, crea un indotto, produce tasse e stimola l'economia locale.

Al contrario, le allocazioni per l'industria bellica vengono chiamate «investimenti», ma, dati alla mano, rappresentano una «spesa a perdere». L'industria militare italiana, infatti, costituisce meno dell'1,5% del PIL, un dato «insignificante» che non genera ricchezza diffusa ma concentra i profitti in una cerchia ristretta di attori.

Questa inversione dei termini non è casuale: serve a legittimare politicamente il trasferimento di enormi risorse pubbliche verso il settore militare, a scapito di quei servizi essenziali che garantiscono la vera sicurezza e il benessere dei cittadini.

Il paradosso di una difesa senza politica

Questa logica distorta produce politiche incoerenti, specialmente a livello europeo. Francesco Vignarca ha utilizzato una metafora potente per descrivere l'approccio dell'UE alla difesa: si sta facendo la valigia senza aver prima deciso dove si vuole andare. In altre parole, si acquistano armamenti e sistemi militari senza che esista una visione politica condivisa su come, dove e perché utilizzarli.

Questa contraddizione è evidente in scelte concrete che minano l'obiettivo dichiarato di un'autonomia strategica europea. Un esempio lampante è lo sviluppo da parte dell'Italia di un caccia di sesta generazione in collaborazione con il Giappone e la Gran Bretagna, due Paesi esterni all'Unione Europea. Anziché promuovere un'integrazione industriale e strategica interna, si persegue una logica che serve gli interessi delle singole industrie nazionali a scapito di un progetto di difesa realmente europeo, dimostrando che la decisione fondamentale da prendere è politica, non tecnica o industriale.

La scienza smentisce il detto Si vis pacem, para bellum

Se la logica economica e politica del riarmo è fallace, quella scientifica è inesistente. Dal punto di vista della salute pubblica, la guerra è un «fattore di rischio» devastante. Pirous Fateh Moghadam, dell'Associazione italiana di epidemiologia, spiega che 600 anni di dati storici smentiscono l'adagio coniato dagli antichi romani: Si vis pacem, para bellum (Se vuoi la pace, prepara la guerra). L'evidenza dimostra che la preparazione alla guerra porta inevitabilmente alla guerra stessa.

I danni dei conflitti moderni vanno ben oltre le morti in combattimento. I costi indiretti sono maggiori e più duraturi: la distruzione sistematica di infrastrutture civili come ospedali, acquedotti e reti alimentari, le migrazioni forzate e la devastazione ambientale causano sofferenze che persistono per decenni.

L'alternativa è concreta: le risorse destinate agli armamenti, come i milioni di euro calcolati per il solo Trentino, potrebbero finanziare l'assistenza agli anziani o le cure odontoiatriche, migliorando direttamente la vita dei cittadini.

Per gli operatori sanitari e secondo l'evidenza scientifica, la conclusione è netta: la pace non è un'opzione etica, ma un prerequisito fondamentale per la salute.

Il riarmo è legato profondamente alla morte della democrazia

L'analisi più allarmante, però, collega direttamente la spinta al riarmo con l'erosione delle fondamenta democratiche del nostro continente. Come si è chiesto retoricamente Raffaele Crocco, è «casuale che il riarmo europeo avvenga mentre le Destre di questo continente conquistano sempre più consensi»? La sua risposta è un NO inequivocabile.

La corsa agli armamenti è direttamente collegata a sviluppi politici regressivi, come l'indebolimento delle leggi a tutela delle donne e l'approvazione di decreti che limitano il dissenso politico. La militarizzazione dello spazio pubblico, attraverso operazioni come «Strade Sicure», è un esempio lampante di questa deriva. Il suo scopo, spiega Crocco, non è aumentare la sicurezza reale (un soldato non ha poteri di polizia giudiziaria e non può neanche arrestare un borseggiatore) ma abituare culturalmente i cittadini alla presenza militare e creare il «mito della sicurezza».

Questo mito distoglie l'attenzione dalla vera insicurezza, quella causata dalla perdita di diritti sociali ed economici e dall'impoverimento di molte classi sociali sempre più marcato. La corsa agli armamenti diventa così uno strumento per consolidare un modello di società autoritario. L'avvertimento finale di Crocco va preso con la massima serietà: «il riarmo europeo è legato profondamente alla morte della democrazia del nostro continente».

Conclusione: evitare che qualcuno costruisca la guerra

Le analisi presentate smascherano la narrazione dominante sul riarmo, rivelandola per quello che è: un costrutto basato su logiche fallaci, inganni linguistici e interessi nascosti. Le conseguenze di questa corsa agli armamenti non minacciano solo la pace internazionale, ma anche la salute, il benessere sociale e le fondamenta democratiche delle nostre società.

Forse, come ha suggerito Raffaele Crocco, dobbiamo cambiare la nostra prospettiva. La pace non è un ideale astratto da «costruire», ma dovrebbe essere considerata «la normalità».

Il nostro impegno, quindi, non dovrebbe essere tanto quello di costruire la pace, quanto quello di «evitare che qualcuno costruisca la guerra». Di fronte a queste verità scomode, la domanda che ognuno di noi deve porsi è tanto semplice quanto urgente: quale tipo di sicurezza vogliamo davvero per il nostro futuro? Quella promessa dalle armi o quella garantita dai diritti, dalla salute e dalla democrazia?

Queste sono le risposte che il ForumPace sta cercando e lo fa provando a coinvolgere l'opinione pubblica, i/le giovani, i bambini e le bambine, le gente tutta e i comuni del territorio.

 

IL TESTO DELL'INTERVENTO DI DONATELLA DI CESARE è disponibile qui

IN GALLERIA ALCUNE FOTO DELL'EVENTO 

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LE SLIDE DEL DOTT.  PIROUS FATEH MOGHADAM > clicca qui

 

 

 

[Questa notizia è stata pubblicata il 30/11/2025 e aggiornata nei giorni successivi]
Foto: Archivio Ufficio stampa del Consiglio provinciale di Trento


Autore

Giampiero Girardi


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