
Clicca qui per leggere l'intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della cerimonia per lo scambio di auguri di fine anno con i rappresentanti delle Istituzioni, delle forze politiche e della società civile (venerdì 19 dicembre).
Un discorso denso, anche se relativamente breve, che sintetizza magnificamente la visione, le aspettative, le preoccupazioni di moltissime persone in Italia.
Ecco alcuni stralci che ci sono parsi significativi (ma consigliamo vivamente la lettura completa del testo).
La nostra comune speranza oggi ha il nome della pace.
Pace, quindi, come affermazione del diritto sulla forza delle armi. Pace come condizione di libertà e di sviluppo.
[Il patrimonio della democrazia è costituito da] Lo spazio dei diritti, degli uomini e delle donne, di scegliersi i propri rappresentanti, di controllare e di criticare, senza paura di conseguenze negative. Di poter leggere, scrivere, manifestare il pensiero, senza rischi di repressione o di censure preventive. Di assicurare pari condizioni per tutti, prescindendo dal sesso, dall'estrazione sociale, dalle convinzioni politiche, dal colore della pelle, dalla fede religiosa, liberi da razzismo e da risorgente antisemitismo. Di avere una giustizia indipendente. Di vedere assicurato, a tutti, livelli dignitosi di assistenza sanitaria gratuita, di previdenza, di sostegno nelle difficoltà.
La pretesa di rimuovere i limiti ai comportamenti individuali, unita alle potenzialità offerte dalle tecnologie, rischia di travolgere ordinamenti democratici e stato di diritto.
La parola “insieme”: la Repubblica ha vissuto e vive del contributo di ciascuno. Dell'impegno, della responsabilità, del sacrificio di ogni italiano. Della loro partecipazione.
Il pluralismo delle idee, la dialettica tra opinioni diverse, il confronto tra posizioni culturali anche molto distanti sono indispensabili alla democrazia. Ma quando le sbrigative categorie amico/nemico prevalgono sulla fatica di trovare risposte condivise nell'interesse collettivo, quando si producono fratture che dividono le nostre società si alimentano i germi della estraneità alla politica.
Soltanto l'Europa può preservare, e dare un futuro, a quelle conquiste che gli Stati hanno garantito per decenni con i loro ordinamenti. Sempre più numerosi sono i grandi problemi di questo nostro tempo che non possono essere governati, risolti dalla dimensione del singolo stato.
L'unico punto su cui ci si permette di non consentire con il Presidente è quando parla della spesa per le armi, anche se non le nomina: «La spesa per dotarsi di efficaci strumenti che garantiscano la sicurezza collettiva è sempre stata comprensibilmente poco popolare. Anche quando, come in questo caso, si perseguono finalità di tutela della sicurezza e della pace, nel quadro di una politica rispettosa del diritto internazionale».
L'intervento resta, comunque, una presa di posizione lucida, coraggiosa, lungimirante. Ed è confortante che provenga dalla più alta carica dello Stato italiano.
Sull'unico punto segnalato sopra si è aperta una forte polemica da parte delle posizioni più intransigenti del mondo pacifista. Si segnala in particolare questo articolo di Laura Tussi.
Leggi l'interessante analisi su questo punto di Severino Dianich, che mete a confronto l posizione del Presidente della Repubblica con quella del Papa > clicca qui.
[Questa notizia è stata pubblicata il 20/12/2025]
Foto: YouTube.
a cura di Giampiero Girardi