
L'incontro dal titolo: Palestina: dall'analisi all'impegno si è tenuto lo scorso venerdì 27 febbraio 2026.
Abbiamo già detto del forte impatto della testimonianza di un attività israeliano: per leggere l'articolo > clicca qui.
Le due relazione di analisi sono state dedicate ad altrettanti aspetti utili a meglio comprendere la situazione.
Marco Pertile, professore di Diritto internazionale presso l'Università di Trento, ha spiegato che stiamo assistendo allo stravolgimento del diritto internazionale, che si è formato dopo la Seconda guerra mondiale e ha regolato per oltre 80 anni le relazioni tra gli Stati.
Tutto parte dal Board of Peace (BoP), "inventato" da Trump, che lo ha presentato come "la" soluzione della questione palestinese. Il discorso di insediamento pronunciato dal presidente USA è stato "grottesco", secondo Pertile. Il BoP, in realtà, è una gigantesca operazione mediatica finalizzata a estromettere il genocidio dall'attenzione dell'opinione pubblica.
Forse ancora più grave è la risoluzione n. 2803, approvata dal Consiglio di sicurezza dell'ONU il 17 novembre 2025 (con 13 voti favorevoli, astenute Russia e Cina), che riconosce al Board il compito di gestire l'amministrazione transitoria, la sicurezza e la ricostruzione della Striscia di Gaza.
Questa accettazione è molto grave e dimostra una sudditanza di molti Stati nei confronti degli USA.
Ma non è tutto. Il "nuovo" linguaggio giuridico è attento solo agli individui e quasi non nomina gli Stati e gli organismi sovranazionali. Sembra che tutte le questioni possano essere oggetto di negoziazione: non ci sono valori di riferimento ma tutto può essere contrattato.
Un ulteriore elemento di preoccupazione è il fatto che i palestinesi non siano parte del Board (dove si partecipa solo se lo vuole Trump) e per di più che si parli di “popolo di Gaza” e non di “palestinesi”. Probabilmente si vuole distaccare Gaza dalle Cisgiordana e trattarli in modo differente. In realtà nel documento istitutivo del BoP i palestinesi sono “reificati”, ridotti a “cose”, senza dignità di parola e di cui altri decideranno la sorte.
In definitiva il “nuovo” linguaggio del diritto internazionale arriva a banalizzare la violenza istituzionale, di fatto giustificandola. Il dramma è che la storia dimostra che la banalizzazione della violenza arriva presto a coinvolgere anche i rapporti interpersonali, distruggendo la società perché porta alla guerra di tutti contro tutti.
L'altra relazione di analisi è stata tenuta da Giorgio Beretta, analista del commercio internazionale e nazionale di sistemi militari per l'Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (Opal) di Brescia, che fa parte della Rete italiana pace e disarmo.
La sua attenzione si è concentrata su Israele, che è una potenza nucleare, è un esportatore di armi ed è un importatore di mezzi da guerra.
Negli ultimi due anni ha acquistato armi per 4,5 miliardi di dollari. Di questi 3 miliardi sono bombe fornite dagli Stati uniti. Le bombe che hanno fatto 60.000 morti a Gaza.
L'Italia è la quarta nazione europea nella vendita verso Israele (dopo Germania, Francia e Gran Bretagna). Sono italiani gli apparecchi utilizzati per l'addestramento dei soldati israeliani.
Il relatore ha fornito molto dati numerici a supporto di quanto affermato.
Ha espresso una forte preoccupazione in merito alla modifica della legge 285 sul commercio delle armi: il Parlamento intende ridurre l'informazione e la trasparenza.
In conclusione la moderatrice, Silvia Valduga, vicepresidente del ForumPace, ha sintetizzato quanto emerso dall'incontro (durato quasi 2 ore e mezza). Cosa possiamo fare noi? Anzitutto informarci anche al di fuori dei canali mainstream, che spesso forniscono un'informazione standardizzata e molto parziale.
In secondo luogo bisogna evitare di collaborare con chi perpetra il genocidio, per esempio non comprando i prodotti di aziende compromesse. Qui viene in aiuto la rete BDS per il boicottaggio dei prodotti israeliani. Poi si può fornire aiuto alla popolazione palestinese tramite le ONG che operano sul territorio. Bisogna sostenere gli attivisti (come quello intervenuto) e gli obiettori di coscienza, che pagano un caro prezzo per il loro rifiuto di fare la guerra e uccidere innocenti.
Bisogna avere la consapevolezza che non lo facciamo solo per loro: domani le stesse cose potrebbero succedere a noi!
[Questa notizia è stata pubblicata il 27/2/2026]
Foto: Archivio Forum trentino per la pace e i diritti umani
Autore
GG