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ACCOGLIENZA NOTTURNA ASTALLI
Un'attesa che genera vulnerabilità
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Accoglienza notturna_copertina

Il Centro Astalli di Trento ha presentato due rapporti sulla propria attività durante lo scorso anno. Essi costituiscono un importante strumento di analisi per comprendere lo stato dell'accoglienza delle persone migranti forzate in Trentino.

Il rapporto «Astalli Incontra» restituisce il quadro delle persone migranti forzate che vivono fuori dal sistema di accoglienza e si rivolgono ai servizi di orientamento del Centro Astalli.

Il rapporto «Accoglienza notturna», invece, racconta le condizioni delle persone accolte nelle strutture dei rifugi notturni, prive di una sistemazione stabile e in attesa di accedere ai percorsi ordinari di accoglienza.

Tra i dati raccolti nel 2025 figurano tempi di attesa molto elevati per l'accesso ai servizi: 110 giorni per ottenere un posto in dormitorio, mentre l'attesa per entrare nei progetti di accoglienza superava ormai un anno, portando il tempo complessivo trascorso senza una sistemazione stabile a oltre un anno e mezzo. I rapporti mettono inoltre in luce un sistema che già nel 2025 faticava a garantire risposte tempestive e percorsi di inclusione adeguati, con conseguenze che non riguardavano soltanto chi arrivava sul territorio, ma anche molte persone presenti da tempo in Trentino che, pur lavorando, continuavano a incontrare ostacoli nell'accesso alla casa e ai servizi del territorio.

Abbiamo già parlato del primo rapporto: ci soffermiamo qui sul secondo.

«ACCOGLIENZA NOTTURNA», RAPPORTO ANNUALE

«La premessa presenta l'andamento storico dell'accoglienza notturna di persone richiedenti protezione internazionale e fa un'analisi degli anni tra il 2019 e il  2025 con un approfondimento sul «caso Trentino» e in particolare sulla relazione tra homelessness e migrazioni nelle scienze sociali e la relazione tra carenza di posti, vulnerabilità e violenza.

«Si passa poi alla raccolta delle domande e alla gestione della lista d'attesa. Si descrive l'attività dello sportello, soffermandosi sul rinnovo della domanda e sulle segnalazioni e sulla provenienza ed età delle persone in attesa.

«Un ulteriore capitolo descrive chi sono le persone accolte e fornisce il dettaglio in modo diacronico, la provenienza e le fasce d'età. I tempi di permanenza e l'accesso ai progetti, i posti sollievo e le segnalazioni.

«Le conclusioni spiegano che l'attesa genera vulnerabilità. Riportiamo per intero il capitolo che chiude il rapporto.

«I dati raccolti nel corso del 2025 confermano come il progetto dei dormitori del Centro Astalli Trento continui a rappresentare una risposta essenziale a un bisogno che, negli ultimi anni, ha assunto caratteristiche sempre più strutturali.

«L'incremento dei posti disponibili, il potenziamento dell'équipe e la riorganizzazione delle strutture hanno consentito di offrire accoglienza a un numero maggiore di persone e di migliorare la qualità dell'accompagnamento.

«Tuttavia, questi interventi, pur significativi, non sono sufficienti a compensare le criticità di un sistema di accoglienza provinciale che non riesce a far fronte ai bisogni del territorio. Le lunghe liste d'attesa, i tempi ormai superiori all'anno per l'accesso ai progetti ministeriali, l'attuale blocco totale di nuove accoglienze nei Centri di accoglienza straordinaria (CAS), e la costante presenza di persone che si presentano allo sportello provinciale di bassa soglia per richiedenti protezione internazionale nella speranza di ottenere un posto letto raccontano una realtà fatta di attese, incertezza e progressiva perdita di fiducia.

«Lo sportello non rappresenta più soltanto il luogo in cui si raccoglie una domanda di accoglienza notturna, ma sempre più spesso diventa uno spazio di ascolto in cui le persone cercano conferme, informazioni e, soprattutto, una risposta che il sistema non è oggi in grado di offrire.

«Spiegare alle persone lo stato reale dell'accoglienza in Trentino è diventato uno degli aspetti più complessi del lavoro di operatori e operatrici. Comunicare che l'attesa potrà durare molti mesi, senza poter fornire prospettive certe, significa confrontarsi quotidianamente con frustrazione, delusione e senso di abbandono.

«Molte persone rinunciano a rinnovare la domanda, altre lasciano il territorio, altre ancora continuano a rivolgersi con regolarità allo sportello pur sapendo che difficilmente riceveranno una risposta nel breve periodo.

«Nel corso dell'anno si è osservato un aumento di situazioni caratterizzate da agiti aggressivi, conflittualità e abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti che molto spesso sono la conseguenza di lunghi periodi di marginalità, di inattività forzata e dell'assenza di prospettive concrete, così come un'«eredità» della rotta balcanica, in cui Paesi come la Bulgaria prescrivono spesso psicofarmaci per le persone in transito dai loro centri di accoglienza.

«La vita in strada, l'incertezza amministrativa e il protrarsi dell'attesa finiscono per accentuare fragilità preesistenti o per generarne di nuove, trasformando situazioni inizialmente gestibili in condizioni di grave vulnerabilità. Particolarmente critica risulta la condizione delle persone affette da patologie croniche o da problematiche sanitarie complesse, che si trovano spesso confinate nei dormitori di emergenza in assenza di soluzioni idonee ai loro bisogni.

«L'introduzione dei posti sollievo ha sicuramente rappresentato un importante strumento per rispondere alle situazioni più urgenti, ma non può sostituire percorsi di accoglienza adeguati: un dormitorio non è un luogo pensato per ospitare a lungo persone con bisogni sanitari, psicologici o assistenziali complessi.

«L'esperienza maturata in questi anni conferma che la vulnerabilità non è una condizione statica, ma può essere prodotta e aggravata dalla stessa assenza di risposte o l'inadeguatezza di queste ultime. Nonostante queste criticità, il lavoro svolto nel 2025 dimostra come un accompagnamento competente, continuativo e orientato all'autonomia possa produrre risultati significativi anche in un contesto tanto complesso.

«La permanenza media inferiore ai sei mesi e il ruolo assunto dallo sportello come punto di riferimento per l'orientamento dimostrano il valore di un intervento che si pone come obiettivo quello di fornire informazioni chiare e realistiche sul funzionamento del sistema di accoglienza, per consentire alle persone di costruirsi aspettative più aderenti alla realtà e valutare le diverse possibilità presenti sul territorio. Resta tuttavia evidente che nessun servizio di bassa soglia, per quanto ben organizzato, può sostituire un sistema di accoglienza strutturato e adeguatamente dimensionato.

«Il rischio è che i dormitori continuino ad assorbire funzioni che non competono loro, diventando l'unica risposta disponibile per persone che avrebbero invece diritto a percorsi di accoglienza, tutela e inclusione. Per questo motivo i dati presentati in questo report vogliono essere non solo una restituzione del lavoro svolto, ma anche uno strumento di riflessione affinché la crescente marginalità delle persone richiedenti protezione internazionale non venga considerata un fenomeno inevitabile, bensì il risultato di scelte sulle quali è ancora.»

 

 

 

 

[Questa notizia è stata pubblicata l'1/8/2026]
Immagine: frontespizio del rapporto.


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