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CRONACA
La marcia nazionale per la pace promossa da Pax Christi
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La 58° marcia per la pace promossa da Pax Christi si è svolta quest'anno a Catania, in Sicilia.

Questo evento accompagna fin dall'inizio e prepara la Giornata mondiale della pace, che la Chiesa cattolica propone ogni anno dal 1968.

La marcia si è svolta per le vie della città, purtroppo intralciata da una pioggia insistente e a tratti forte. Partita alle 16, ha fatto tappa in alcuni punti significativi di Catania, dove sono state presentate testimonianze locali ed internazionali. Il tutto si è concluso alle 21 con la messa celebrata dal vescovo locale.

La marcia vera e propria è stata preceduta da un convegno dallo stesso titolo.

L'introduzione è toccata al presidente di Pax Christi, il vescovo Giovanni Ricchiuti, che ha contestualizzato l'assise ricordando in particolare le ultime prese di posizione  in ambito ecclesiale (il Sinodo, il documento della Conferenza episcopale e il messaggio del papa per la Giornata). Ha poi invitato i giovani all'obiezione di coscienza e - in caso di guerra - alla diserzione!

La prima relazione è toccata al teologo cremonese don Bruno Bignami con il titolo: "La pace sia con voi". Ha illustrato e commentato la Nota pastorale della CEI (per leggerla clicca qui), rimarcando la centralità della questione educativa.

La prima parte del documento mostra che è in atto un processo di "diseducazione alla pace", tanto più inquietante perché ripercorre la strategia della propaganda dei regimi totalitari.

La seconda parte fa memoria degli annunci di pace, ricordando le tante prese di posizione dei papi, di singole figure emblematiche, di movimenti e associazioni. Si discute qui anche della teoria della "guerra giusta" (non più accettabile). La pace deve essere vista come qualcosa che c'è e va custodita, non come qualcosa che non c'è e va cercato. La pace è il punto di partenza, non quello di arrivo!

La terza parte si intitola "Beati i costruttori di pace" e ragiona sulla sfida culturale che si pone a chi cerca la pace. Serve un cambio di mentalità, si deve partire dalla fiducia e guardare alle testimonianze dei profeti e dei testimoni, da papa Francesco a La Pira, da Mazzolari a don Milani, da Dossetti a Balducci, fino ai più vicini a noi come Tonino Bello, Bettazzi, Turoldo.

La seconda relazione è stata tenuta da Antonio Mazzeo, insegnante, esponente di spicco dell'Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell'università, che ha sciorinato una lunga serie di dati e di situazioni assolutamente inquietanti in merito alla diffusione della cultura della guerra e alla sua preparazione.

Ha ricordato i teatri di guerra guerreggiata, i luoghi dove esplodono bombe costruite in Italia, la riconversione a belliche di industrie civili italiane, i piani per adattare le vie di comunicazione e il sistema logistico nazionale alle esigenze belliche, l'azione invasiva di "Leonardo", il colosso industriale bellico a capitale pubblico (!), l'istituzione di nuovi poligoni militari, il ruolo cardine giocato dalle università e dalle istituzioni di ricerca, il dislocamento in Italia dei missili nucleari a corto raggio. Guardando alla Sicilia ha ricordato che dalla base di Sigonella partono aerei americani per svolgere attività di intelligence, che nello stesso aeroporto arrivano e ripartono aerei militari israeliani, che a Virgi, vicino Trapani, è in allestimento la prima scuola di preparazione dei piloti di F35 (aerei da combattimento) al di fuori degli USA.

Ha chiuso rilanciando la responsabilità degli educatori, sia insegnanti sia genitori, nel formare ragazzi e bambini alla nonviolenza, all'assunzione di responsabilità, alla capacità di disobbedire.

La terza relazione è stata quella di Enzo Sanfilippo e Maria Albanese, responsabili della Comunità dell'Arca di Lanza del Vasto. Maria ha ripercorso i fondamenti della spiritualità nonviolenta secondo l'insegnamento di Lanza, che si rifà a Gandhi. La sua è stata una vera e propria meditazione, che ha coinvolto tutti e tutte i/le presenti.

Enzo ha rimarcato il valore e l'importanza dell'obiezione di coscienza, che si è persa da quando il servizio civile è diventato un'opzione possibile, senza obblighi. La sua proposta è di rilanciare l'obiezione da parte dei 17enni, al momento della loro iscrizione alle liste di leva. Questo passaggio è purtroppo solo burocratico ed interessa tutti i comuni italiani. Bisognerebbe informare gli interessati e invitarti a presentare una specifica istanza di rifiuto al proprio sindaco.

La seconda sessione è stata dedicata alla presentazione di numerose esperienze di varie realtà impegnate sul fronte della cultura della pace.

Carlo Cefaloni e Maria Bencivenni, del Movimento dei focolari, hanno presentato l'impegno a fianco dei lavoratori che rifiutano di aver parte alla produzione di armi, con alcuni casi in Sardegna con l'azienda tedesca RWM. 

Emiliano Manfredonia, di ACLI, ha ricordato la Carovana della pace, promossa dalla sua associazione, che ha toccato un centinaio di città. Ha poi illustrato il ricorso che - con altre associazioni - le ACLI hanno presentato contro "Leonardo" per la sua collusione con il genocidio in Palestina.

Francesco Scoppola e Graziana Messina sono intervenuti per AGESCI. Il primo ha sottolineato l'importanza della politica per la costruzione della pace: quello deve essere luogo di promozione di una sensibilità ben diversa da quella che si riscontra oggi. La seconda ha spiegato come la metodologia educativa di AGESCI è di per sé un'educazione alla pace. 

Don Pasquale Cotugno, di Caritas italiana, ha rimarcato l'importanza della comunicazione e del linguaggio.

La parola è passata, poi, a Adriana Salafia e Renato Sacco di Pax Christi. La prima ha esplicitato la dimensione ecologica e di sostenibilità ambientale che deve sostanziare l'educazione alla pace.

Don Renato ha evidenziato il pericolo del diffondersi della cultura di guerra. Ha messo in guardia dal fatto che "la guerra è come un treno: quando parte non puoi più scendere né puoi fermarlo"! La propaganda oggi è molto forte: ha citato un discorso della presidente Meloni e alcuni interventi nelle scuole addirittura dei Marines americani. Ha ricordato la ricerca del CENSIS su "Gli italiani e la guerra" (per leggere il commento apparso a suo tempo sui questo sito > clicca qui), spudoratamente teso a promuovere la possibilità della guerra. 

Le conclusioni sono state affidate a don Luigi Ciotti. È stato un discorso appassionato (com'è nel suo stile) e aperto alla speranza, pur in presenza di enormi disparità nel mondo e nella stessa società italiana. Il potere del denaro è preponderante, l'economia "non è mai innocente". Ma noi dobbiamo essere "malati di pace", come amava dire Tonino Bello.

Ha poi ricordato il potere delle mafie, per nulla ridotto anche se meno appariscente ed eclatante.

La speranza è puntare sui giovani, come ha fatto lui esattamente 60 anni fa quando ha fondato il Gruppo Abele. Non dobbiamo essere latitanti ma impegnarci in prima persona per la pace perché oggi la prudenza diventa complicità.

Ha concluso ricordando Alberto Trentini, detenuto illegalmente in Venezuela da oltre un anno.  

Mons. Ricchiuti ha concluso il convegno proponendo alle diverse associazioni di chiedere insieme un'udienza privata a papa Leone e anche al presidente Mattarella.

 

 

 

[Questa notizia è stata pubblicata il 3/1/2026]
Foto: Archivio Forum trentino per la pace e i diritti umani


Autore

Giampiero Girardi


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